December 14, 2010

Musée de l'OHM

Il Musée de l’OHM è un museo legalmente riconosciuto, fondato nel 2009 all’interno di un comò del XIX secolo dall’artista italiana Chiara Pergola. La struttura formalizza un’idea di continuità tra la dimensione privata e quella pubblica, modellandosi sull’esempio di un antico luogo di coesistenza della dimensione abitativa e di quella produttiva pertinente alle nostre radici storiche, la casa-bottega pompeiana. Seguendo questo schema i tre cassetti del mobile sono organizzati per ospitare le diverse sezioni del museo.

Il primo cassetto, corrispondente alla “pergula”, cioè il mezzanino della casa bottega dove era situata l’abitazione vera e propria, è la sede di mostre temporanee;
Il secondo cassetto corrispondente al “negotium”, contiene oggetti artistici seriali a tiratura limitata, destinati ad operazioni di scambio e merchandising. Alcuni esemplari degli oggetti che si sono avvicendati nel negotium, rimangono visibili nel terzo cassetto assieme alla collezione permanente, e possono essere acquistati tramite ordinazione presso la reception del Museo Civico Medievale.
Il terzo cassetto denominato “secreta” perché di norma non accessibile (per la visita è necessaria chiedere la chiave alla reception del Museo Medievale), corrisponde al livello del magazzino, contiene le opere della collezione permanente assieme ad oggetti e piccoli simboli legati alla comunicazione personale e provenienti da collezioni private, periodicamente rinnovati.

La struttura esterna de l’OHM è stata incisa durante un’azione pubblica presso la galleria neon>campobase di Bologna, in cui strumenti da xilografia sono stati offerti ai visitatori per agire liberamente sul corpo del mobile. L’happening si collegava in modo esplicito e speculare a Rhythm 0 (1974), in cui Marina Abramovic invitò le persone ad utilizzare sul proprio corpo una serie di strumenti di piacere o di dolore per tentare di rimettere “le cose al proprio posto”.

Eventi:

21 dicembre 2010 - 9 gennaio 2011
False Friends, un presepe di Giancarlo Norese

16 Settembre – 10 Ottobre 2010
The Book of Scanner e altre sculture
Pergula: Per la VII edizione di Artelibro, verrà nuovamente esposta The book of Scanner, l’opera realizzata per il museo da Matej Krèn. Sarà inoltre in mostra una copia dello Statuto dell’associazione la “scrittura legale” che sancisce il regolamento e le finalità del museo.
Negotium: Parlare al muro di Chiara Pergola, a cura del collettivo artistico Darth.
Secreta: collezione OHM e selezione di sCulture visitabili su richiesta.

Musée de l’OHM
presso il Museo Civico Medievale
via Manzoni, 4 - 40121 Bologna
Tel. 051-2193930 - fax 051-232312
Tel. biglietteria 051-2193916

orario mar./ven.: 9-15
sab./dom. e festivi: 10-18.30
lunedì chiuso, ingresso gratuito

November 15, 2010

Duedinovembre 010

A cura di Alessandro Castiglioni, Francesca Marianna Consonni e Lorena Giuranna

Milano, sale PhoebeZeitgeistTeatro, viale Monza 10.
Lunedì 1 novembre 2010 dalle ore 21 alle ore 25

"Duedinovembre" si ispira a un antico e radicato rito religioso secondo cui il primo di novembre si debba prleparare un banchetto che il giorno successivo possa essere consumato in prelazione dalle anime dei propri defunti. In occasione della giornata di ricordo dei propri cari estinti, risignificando attraverso la pratica artistica il rito dell’offerta, proponiamo, in un rapporto di continuità tra cultura popolare ed arti contemporanee, un evento puntualmente allestito il primo novembre, che nella giornata successiva sia fruibile, come da tradizione, solo dai morti, nella festa a loro dedicata. La giornata di preparazione, in cui il pubblico dei vivi potrà entrare a visitare gli spazi e partecipare alla discussione, è ispirato alla tradizione dell’ofrenda, della preparazione, della relazione, della condivisione.

Per l’edizione del 2010 gli artisti sono stati invitati a proporre come loro personale offerta all’aldilà una semplice azione. La serata del primo di novembre, fino al sopraggiungere del giorno dedicato ai morti, sarà dedicata alla discussione di queste proposte attraverso una prova aperta e a un confronto su opere e temi con amici, artisti, critici e quanti vorrano partecipare. Dopo la mezzanotte, invece, a porte chiuse e per il pubblico esclusivo dei cari estinti, i tre curatori eseguiranno per procura le azioni che gli sono state assegnate.
L’evento si terrà nelle sale di Phoebe Zeitgeist Teatro di Milano in viale Monza 10 a Milano, a partire dalle ore 21. Così, come da tradizione, il primo novembre sarà dedicato alla preparazione e il due all’offerta e alla contemplazione di ciò che non può essere percepito.

Azioni di Rita Canarezza e Pier Paolo Coro, David Casini, Paolo Gonzato, Michele Lombardelli, Ingibjörg Magnadóttir, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce, Luca Scarabelli, Davide Savorani, Daniel Spoerri, Enzo Umbaca, Giuseppe Isgrò - Phoebe Zeitgeist Teatro.

info: duedinovembre/at/gmail/dot/com

November 6, 2010

AND AND AND / Event 6 / Pilgrimage from Lu Cafausu

The Celebration of the Living (who reflect upon death). A pilgrimage from Lu Cafausu for AND AND AND, in the frame of dOCUMENTA (13), San Cesario di Lecce, Italy, Nov. 2, 2010.
Ph. Ayreen Anastas.

October 31, 2010

The Celebration of the Living (who reflect upon death)

For the sixth event, AND AND AND* has invited the Italian artist collective composed of Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese and Cesare Pietroiusti. For the AND AND AND series, the artists - in collaboration with Luigi Presicce - propose to turn the November 2 traditional celebration of the Dead, into a new holiday: 'La Festa dei Vivi (che riflettono sulla more)', 'The Celebration of the Living (who reflect upon death)'. For this celebration, the artists want to invite those who are interested to be part of a pilgrimage, probably the shortest and slowest in the world, that will depart from its destination (rather than arriving to it), Lu Cafausu in San Cesario di Lecce.

Lu Cafausu is a mysterious small building, an architectural remnant that the artists have elected as a source of metaphors and narratives. It is 'an imaginary place that really exists' around which the presence of death is floating. Any day, the small building can in fact be demolished to accommodate more parking space for cars, or can also fall apart due to its precariousness. It could also be turned and frozen into a monument. Because of this feeling of the presence of death, Lu Cafausu is an ideal place for a new celebration. 'La Festa dei Vivi' is for those who, in order to give sense to life, reflect upon death; their own, 'first and foremost.'

Time: Tuesday November 2, 2010 - 10 am
Country: Italy
City: San Cesario di Lecce
Location: 40°18'1"N 18°9'43"E
Address: via C.F. Barbieri, 52

www.lucafausu.tk | www.documenta.de

*AND AND AND is an artist run initiative, which will use the time between now and dOCUMENTA (13) in 2012 to consider with individuals and groups across the world the role art and culture can play today and the constituent publics or communities, which could be addressed. The series of interventions, situations, and occurrences entitled AND AND AND are part of dOCUMENTA (13) and will compose a map of emergent positions, concerns, and possible points of solidarity.

AND AND AND
www.andandand.org

October 21, 2010

Barbarisms

In spite of the dictionary definition of Barbarism, "lack of culture and civilization", I like to think of this term as a neologism that arises in pursuit of a certain "bar" aesthetic, namely of those places that, by nature, are offered as spaces of everyday survival, socializing, connections, even reflection and study (in the cafes of Central Europe). Precisely the opposite of a lack of civilization and culture. At times I have decided to do a performance, at exhibitions where I’d been invited to participate, of my Bar Bello, an economical, portable bar that functions as a catalyst for contacts, a space of relaxing communication.

In this case I have decided to show a collection of images of bars somewhat cut off from time. Some are too big, others a big chaotic, undisciplined, certainly anti-functional, in which objects or persons seem to magnetically arrange themselves, according to mysterious designs. Barbarisms, we might call them.

at Club21, London

CLUB 21 – Remaking the scene

Experimental artists from around the world will come together to reinvent the art-club scene in Club 21: Remaking the Scene at One Marylebone, London, October 13-23. The venue will become an exciting non-commercial centre of creativity with free entry on the fringes of the Frieze Art Fair. Club 21 will be a crucible of works in progress, where sound art and performance are presented alongside installations, inviting interaction between artists and audience.

It was the widely perceived lack of a “scene” today that prompted the curator Oxana Maleeva (Art Apart), in partnership with gallerist Natasha Akhmerova (Barbarian Art Gallery), to conceive Club 21 – Remaking the Scene. Sound and performance will be developed by one of the protagonists of the New York underground scene in the 1980s, the internationally renowned musician and sound artist Steve Piccolo, co-founder of the Lounge Lizards. The project has been organised with Mudam Museum of Luxembourg and Victoria – the Art of Being Contemporary foundation (Moscow).

At One Marylebone the scene will be set as soon as visitors walk through the door into what looks like a vintage nightclub lobby, reminiscent of art scenes such as New York in the 1980s, Perestroika-era Russia, and the English and California punk scenes and artist-run occupied spaces in Milan. The main hall will be the backdrop for sound events and performances, as well as large sculptures and installations. Sound art curator Steve Piccolo has invited a number of outstanding composers and sound experimenters to contribute recorded pieces that play with the idea of the “conversation”.

The artists of A Constructed World will invite people to contribute to a paper room with drawings and texts; Evgeny Yufit will present performances based on those of the experimental NecroRealists during the Perestroika era in St Petersburg; the Italo-Russian artist Marc Vincent Kalinka will pose as a security guard outside One Marylebone in a live performance of his original video Still (Nothing).

The list of participating artists includes Jota Castro, Roberto Cuoghi, Bert Theis, Adrian Paci, Steve Piccolo, Kawarga Dmitriy, A Constructed World, Ramuntcho Matta, James Nares, Amos Poe, Alexander Ponomarev, Marc Vincent Kalinka, Stephen Torton, Piotr Belyi, Nathalie du Pasquier, Mariette Schiltz, Evgeny Yufit, Giancarlo Norese, Edo Bertoglio, Stina Fisch and Steve C. Harvey, Filip Markiewicz, Luca Pancrazzi, and Klara Palotai.

CLUB 21: Remaking The Scene
For more information visit:
www.projectclub21.com/
www.onemarylebone.com/event-entry.php?id=38

September 29, 2010

Geography of Proximity


Curated by Roberto Daolio & Alessandro Castiglioni.
With Barbara Bühler, 
Canarezza & Coro
, Giancarlo Norese & Umberto Cavenago
, Haris Epaminonda, 
Nina Danino, 
Irena Lagator, 
Ingibjörg Magnadóttir
, Pierre Portelli
, Mark Mangion, 
Trixi Weis

Geography of Proximity is a travelling exhibition part of the Little Constellation project. It tells the story of a journey through art—and the world inhabited by artists—of a constellation of small states in Europe, travelling to Andorra, Cyprus, Iceland, Luxembourg, Liechtenstein, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino, and other significant geocultural micro-areas such as Canton Ticino, Ceuta, Gibraltar or Kaliningrad. The voyage of the two artist-researchers, Rita Canarezza and Pier Paolo Coro, intersects with an exhibition project curated by Roberto Daolio and Alessandro Castiglioni. With help from Mousse Publishing, they have been blended into a volume with an original graphic design that mingles pop images of sci-fi universes with the unique landscape and culture of the miniature universes explored in this study. This unusual investigation examines the potential for building a shared platform for artists, curators, and institutions in these areas, to carve out a place of their own within the international artistic debate. The book—half interstellar map, half catalogue —collects the works on exhibit and the biographies of the 20 artists and groups involved, using texts, images, and interviews to illustrate the legs of a journey spanning six years between 2004 to 2010.
The Little Constellation catalogue published by Mousse will also be launched in Malta.

Opening Reception: 
14th October 2010 at 7.30pm
Exhibition Dates:
 14.10.2010 - 14.11.2010

Malta Contemporary Art Foundation
St. James Cavalier
Castille Square
Valletta
VLT 1060, Malta
T +356 7993 8332
info-at-maltacontemporaryart-dot-com
www.maltacontemporaryart.com

September 20, 2010

casabianca

Domenica 26 settembre, dalle ore 18 alle 20, inaugura il nuovo spazio espositivo Casabianca, un progetto non profit di Anteo Radovan nella campagna alle porte di Bologna, con una collettiva volutamente fuori misura in cui si intrecceranno discorsi artistici consolidati nel tempo e nuove ipotesi. Casabianca, spazio periferico agli snodi consueti, sarà una galleria in cui la dimensione domestica, relazionale e di ricerca tenteranno di convivere. A partire da ottobre, l’ultima domenica di ogni mese tre artisti metteranno a confronto a Casabianca un percorso artistico intrapreso alla fine degli anni Ottanta, uno alla metà degli anni Novanta e una ricerca iniziata di recente, cercando affinità, ramificazioni, tangenze.

Adriana Torregrossa, Alessandra Andrini, Alice Tomaselli, Andrea Nacciarriti, Anna Ferraro, Anna Rispoli, Anna Maria Tina, Annalisa Cattani/Alberto Merzari, Anteo Radovan, Arianna Fantin, Cecilia Guida, Chiara Pergola, Cristian Chironi, Claire Bosi, Cesare Pietroiusti, Daniela Manzolli, Claudia Losi, Daniela Spagna Musso, Davide Bertocchi, Davide Rivalta, Davide Tranchina, Diego Zuelli, Dragoni Russo, Elena Nemkova, Elisa Vladilo, Emanuela Ascari, Emilio Fantin, Erica Fenaroli, Eva Frapiccini, Fabrizio Rivola, Federica Menin, Ferdinando Mazzitelli, Francesca Grilli, Francesco Bernardi, Francesco Finotti, Giancarlo Norese, Gianluca Cosci, Giovanna Ricotta, Giovanni Oberti, Giulia Casula, Giulia Ricci, Il Prufesur, Italo Zuffi, Jiri Kovanda, Laura Lovatel, Lorenza Lucchi Basili, Luca Scarabelli, Luca Trevisani, Lucia Leuci, Luigi Negro, Mala.arti visive, Marcella Vanzo, Marco Fantini, Marco Rambaldi, Marco Samorè, Maria Domenica Rapicavoli, Maria Lucrezia Schiavarelli, Maurizio Mercuri, Mauro Maffezzoni, Mauro Vignando, Michele Spanghero, Mili Romano, Monica Cuoghi, Morena Pedrini, Ottonella Mocellin/Nicola Pellegrini, Paola De Petri, Paolo Parisi, Patrizia Giambi, Petar Stanovic, PetriPaselli, Pier Paolo Coro, Rebecca Agnes, Riccardo Beretta, Rita Canarezza, Rita Correddu, Roberta Piccioni, Rocco Osgnach, Sabrina Mezzaqui, Sabrina Muzi, Sabrina Torelli, Sandrine Nicoletta, Serena Porrati, Sergia Avveduti, Silke De Vivo, Simone Cesarini, Sissi, Stefania Galegati Shines, Stefano W. Pasquini, Zimmerfrei.

Zola Predosa, via Pepoli 12
fino a domenica 24 ottobre - su appuntamento 347 2627442

Presentazione di boîte #6

venerdì 24 settembre 2010, ore 18
Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova

In occasione dell’inaugurazione di ROAMING: Off-cells. Pratiche della non visione, a cura di Alessandro Castiglioni, con Nina Beier, Ermanno Cristini, Vicky Falconer, Ryan Gander, Urs Lüthi, Federico Maddalozzo, Giovanni Morbin, Andrea Nacciarriti, Luca Scarabelli, Alessandra Spranzi, Adam Thompson.

Dopo il primo numero dedicato a Marcel Duchamp e tre numeri sulle tecniche artistiche boîte inaugura il suo secondo anno di vita con una nuova serie: la smaterializzazione dell’arte.
Il sesto numero è dedicato all’arte relazionale, con un testo inedito di Piero Gilardi, interventi speciali di Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti, Nico Dockx, una riflessione storico-critica di Elisabetta Longari, il contributo del sociologoIvano Spano, un’intervista all’attore, regista e autore teatrale Corrado D’Elia, la rubrica di illustrazione di Nicole Dalton, recensioni, interventi e pensieri intorno all’arte.

www.boiteonline.org
www.roaming-art.it

August 17, 2010

Festival delle grotte di Sant'Eustachio

22 agosto 2010
Teatro/Action, words, sounds and visions

Andrea Lanza
Subject: 9 (on page 25)
Freely based on the project Something about the conditions for a good collaboration by Giancarlo Norese, 2002 - 2006 from a discussion via email with Ayreen Anastas, Rene Gabri, and Vladimir Volnovik
On stage Alice Bescapé + Dario Eduardo de Falco.

Subject: 9 […] I think there are real collaborations in the sense that the ideas start to go back and forth, back and forth till the idea of separating the ideas becomes senseless… if this is the case… we are dealing with a real collaboration… or first degree collaborations. […] Ayreen (page 25)
From 16pm to 17pm (app.)
Luoghi possibili: parcheggio delle cave, ponte sul torrente, strada di accesso e parcheggio del festival

Teatro/Spettacolo
Omero Affede
Alcina
Il viaggio di Guerrin Meschino nell’antro della Sibilla
Spettacolo teatrale site specific all’interno delle Grotte di Sant’Eustachio
drammaturgia e regia Omero Affede
progetto fotografico Jonathan Guaitamacchi
con Omero Affede, Paola Chiarello, Carmen Chimienti, Deborah Giuranna
danza Isabella Costerman
musiche dal vivo Riccardo Minnucci
tamburini a cura di Zandagruel
produzione teatro del contagio
Luogo: grotta maggiore
Inizio spettacolo ore 17.00

ore 19 break: rinfresco offerto al pubblico

Danza/Danza indiana
Isabella Costerman
Un sentiero per l'India
Attraverso la danza classica indiana
Inizio spettacolo ore 19.30 (durata 20 min.)

Teatro/Frammenti di un dialogo
Lorenzo Bonaiuti (Lalage teatro)
Escursioni.
Declinare la luce come un vianDante
Con Lorenzo Bonaiuti, Francesca Rossi Brunori
Inizio spettacolo ore 20.00 (durata 20 min.)

Arti visive/Installazione
Andrea Lanza
L’arte della mongolfiera
Incontri tra oggetti straordinari
Luogo: Chiesa di San Michele Arcangelo
Apertura al pubblico ore 19.00

Arti visive/Installazioni
Giulio Perfetti
Monadi
Apertura al pubblico ore 16.00

Arti visive/Mostra
Mostra di ceramiche
A cura del Comune di Appignano
Apertura al pubblico ore 16.00

Teatro/Azione scenica
Carmen Chimienti
Untitled
Musica Riccardo Minnucci
Voice off Rita Olivieri
Massimo 10 spettatori. Prenotazione obbligatoria
Inizio ore 21.00 (durata 10 minuti)

July 18, 2010

manufatto in situ. laboratorio nel paesaggio

Workshop-residenza estiva per giovani artisti nel Parco per l’Arte in Cancelli di Foligno (Perugia) dal 25 luglio al 14 agosto 2010

Atelier Ambulant d’Architecture, OGINOknauss, Emilio Fantin, Lorenzo Bruni, Nico Dockx, Kinkaleri, Nathaniel Katz, Paolo Parisi, Lorelei, Barbara Fässler, Caretto&Spagna, Denis Isaia, Aldo Grazzi, gruppo A12, Aldo Iori, Giancarlo Norese, Myriam Laplante, Bernardo Giorgi.

Progetto di associazione Viaindustriae e neon>campobase a cura di Emanuele De Donno e Gino Gianuizzi, in collaborazione con associazione Parco per l'Arte in Cancelli / Zoe teatro / Sovversioni non sospette srl / Comunanza Agraria di Cancelli / con il patrocinio e contributo del Comune di Foligno.

Il Workshop manufatto in situ propone il territorio del Parco per l’arte in Cancelli di Foligno (PG) come fonte e luogo d’ispirazione per la ricerca creativa contemporanea, sul tema della progettazione artistica nel paesaggio. Il progetto di residenza e workshop estivo è indirizzato ai giovani artisti/studenti diplomandi, laureandi, neo-laureati o cultori della materia di Accademia/Università Arti Visive e Architettura da svolgere presso Cancelli di Foligno (PG) in Umbria, nel comprensorio del Parco per l’Arte, vasta area del territorio folignate di grande interesse rurale-naturalistico, individuata e normata dal P.R.G. vigente. Sin dagli anni ’80 è in piedi un progetto arte/paesaggio/natura e ora sulla base di quel patrimonio (opere in sito di Sol LeWitt e Ann & Patrick Poirier) si vuole costruire una nuova programmazione culturale. Obiettivo non secondario è anche la creazione di strumenti di confronto, di indirizzo e di ricerca artistica con i giovani.
In questo interessante contesto i tutor delle attività laboratoriale coordineranno tre moduli, ognuno di una settimana, la cui programmazione si struttura con l’avvicendamento di più visiting professor che lavoreranno con 15 studenti per modulo su un tema legato al paesaggio/arte/natura/architettura. I giovani artisti risiederanno nei siti suddetti accompagnati da una didattica specifica sia riferita alla pratica artistica in sito artistico sia con incontri e relazioni di esperti docenti.

Obiettivi
Partendo dall’osservazione oggettiva dei luoghi, il workshop invita i giovani artisti e architetti a esplorare il territorio per affrontare con un’ottica aperta il progetto nel paesaggio e per definire i confini dell’intervento artistico “ambientale”.

Struttura del workshop
25 luglio - 31 luglio: architettura/paesaggio, intervento site-specific (modulo manufattoinsitu)
Atelier Ambulant d'Architecture, OGINOknauss, Emilio Fantin, Lorenzo Bruni, Nico Dockx

1 agosto - 7 agosto: archivio e documento/azione (modulo archiviazioni registrazioni)
Kinkaleri, Nathaniel Katz, Paolo Parisi, Lorelei, Barbara Fässler, Caretto&Spagna

8 agosto - 14 agosto: perlustrazioni/mappe sensoriali e sociali (modulo performance in sito)
Denis Isaia, Aldo Grazzi, gruppo A12, Aldo Iori, Giancarlo Norese, Myriam Laplante, Bernardo Giorgi

I partecipanti saranno coordinati sin dal primo giorno dai tutor delle associazioni VIAINDUSTRIAE e neoncampobase per la produzione di un progetto specifico finale legato alle tematiche dei moduli (1 architettura/installazione in situ - 2 documento/azione, video, registrazioni - 3 azione/performance/relazione).
All’interno del loro percorso incontreranno gli artisti/curatori ospiti che nella loro permanenza di 2/3 giorni si avvicenderanno nel programma e gestiranno tre modalità di lavoro (1 presentazione del proprio lavoro/o case study - 2 confronto dibattito partecipato con gli ospiti della residenza - 3 revisione dei lavori in progress dei partecipanti).

Fasi di lavoro
primo giorno; arrivo dei partecipanti nella giornata, presentazione del workshop, prime perlustrazioni.
secondo, terzo, quarto, quinto giorno; Workshop diretto dai visiting professor coordinato dai tutor suddiviso in 3 fasi: - conoscenza e presentazione: incontri preliminari in cui si discuteranno le linee guida del percorso, con relazioni di esperti - esplorazione territoriale: i partecipanti dovranno esplorare il territorio per confrontarsi con la dimensione ambientale, culturale, sociale e antropologica del luogo
- studio e sviluppo dell’opera/progetto: ogni partecipante studierà un intervento, in base alla fattibilità eventualmente installabile o allestibile sesto, settimo giorno; finalizzazione e chiusura percorso/mostra installazioni e progetti del workshop con invito pubblico per istituzioni, addetti ai lavori (il percorso rimarrà visitabile per tutto l’anno nel Parco per l’Arte in Cancelli); eventuale visita ai centri di arte contemporanea in Umbria (Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, Palazzo della Penna, Perugia, Fondazione Burri, Città di Castello).

Luoghi di lavoro 
Studio Cancelli, Studio Viaindustriae

Per informazioni telefonare al 3495240942 o inviare una mail a info(at)viaindustriae.it
associazione culturale VIAINDUSTRIAE, via delle Industrie 9, 06037 Foligno (PG)
tel/fax 074267314, mob. 3495240942 www.viaindustriae.it

July 9, 2010

Patrick Watson & The Wooden Arms

Il 13 luglio alle ore 21, al Palazzo Baronale di Monteroni di Lecce, si terrà il concerto in prima assoluta in Italia di Patrick Watson & The Wooden Arms + Guests (Melanie Belair, Cesare Dell'Anna, Jeroen Kimman, Mauro Tre), con un intervento dell'artista visivo Luigi Presicce.

SoundRes, programma di residenza per la musica e l'arte contemporeanea conferma la sua vocazione multidisciplinare mettendo in relazione l'artista visivo Luigi Presicce (salentino, vive e opera a Milano dove ha fondato Brown Project Space) e Patrick Watson & The Wooden Arms, astro della musica canadese, riconosciuto a livello internazionale, al suo debutto in Italia.

L'artista visivo Luigi Presicce si è lasciato ispirare dalla forta carica teatrale presente nelle performance di Patrick Watson, un piccolo mago col cilindro sempre pieno di suoni, giocoliere ardito ma che mai perde l'equilibrio, funambolo sospeso sul filo delle armonie e della ricerca. A questa teatralità, all'amore per gli strumenti inventati o trovati (ruote di biciclette, padelle che diventano percussioni, chitarrre preparate a creare distorsioni) e all'atmosfera cinematografica che la musica di Watson & the Wooden Arms conserva e suggerisce, Luigi Presicce ha aggiunto il proprio segno visivo, nutrito di sapienza alchemica, ritualità, esoterismo e magia, ricco di riferimenti iconici e simboloci e rimandi alla rappresentazione del potere e del sapere.
L'interazione tra il linguaggio visivo e quello musicale, l'ispirazione reciproca degli artisti in residenza per Sound Res 2010 sarà presentata durante il concerto di chiusura di Patrick Watson and The Wooden Arms, a Monteroni di Lecce, quando Presicce si produrrà in una performance, Trema profano trema, e una installazione, Guardare con un occhio il cavallo.

Intervenendo sull'aspetto della teatralità e della ritualità che unisce musicisti e pubblico, Luigi Presicce ha costruito per Patrick Watson & The Wooden Arms dei copricapo che riproducono una piccola architettura denominata Lu Cafausu, archtettura residuale che ancora oggi resiste al centro di una piazzetta, conferendovi una dimensione metafisica e surreale. La piccola riproduzione, collocata sul capo dei musicisti, conterrà al suo interno il modellino di un cavallo, a richiamare uno degli usi avuti dal Cafausu nel corso della sua storia. Di recente Lu Cafausu è diventato metafora e punto focale di un progetto omonimo portato avanti da un gruppo di artisti tra i quali Luigi Negro, Cesare Pietroiusti, Emilio Fantin e Giancarlo Norese (già Progetto Oreste).
Il pubblico sarà invece invitato a indossare una mascherina che consentirà di vedere il concerto e il piccolo cavallo con un occhio solo. Presicce interverrà sulla modalità di visione dell'oggetto, limitandola. Adiacente alla piazza dove si terrà il concerto, ma quasi invisibile al pubblico, Presicce darà luogo inoltre a una tappa di Magical Mistery tour, progetto che mira alla realizzazione di un tableau vivant sempre differente dai precedenti e con una partecipazione del pubblico privilegiata.

www.soundres.org

July 6, 2010

Supercalifragilistic. The video

My video about the residency program Supercalifragilistic. Mistaken Landscapes has been published by UnDo.Net right here. The project was part of "Le Ville Matte" residencies in Sardinia, with me as the visiting professor, including the participation of guest artists Luigi Negro, Luca Scarabelli, Umberto Cavenago, Jiří Kovanda, and the artists in residence Invernomuto, Estelle Deschamp, Markuz Wernli Saito, Renée Lotenero, Marika Asatiani, Augusto Buzzegoli, Rita Correddu, Giulia Casula.

June 23, 2010

Vorrei e potrei. Picnic

 I’d like and I could is a collection of ideas for a possible future city which takes shape in three simple actions: a postcard, a picnic and putting up posters.
With a postcard everyone is invited to express what they would like from a future town and what could be done to make it possible.
With a picnic – on 18th July in Santarcangelo – citizens, spectators, administrators and kids are invited to discuss the proposals and, together, choose a few phrases to print on the Santarcangelo 40 posters.
Lastly, by sticking up the posters in the streets and public places, the collected ideas of towns will remain visible to everybody as memory and an invitation to future dialogue.

Sguscio is an open research group founded by Ofelia Bartolucci and Silvia Bottiroli in 2009. It operates in public spaces through artistic, critical and curatorial projects, seeking new codes of relationship between space, collectivity and the individual.

I’d like and I could, curated by Ofelia Bartolucci and Silvia Bottiroli with the collaboration of Marco Smacchia, is produced by Sguscio and Santarcangelo 40 International Street Theatre Festival. Thanks go to Giancarlo Norese for the exchange of ideas.

July 18th, 2010 at 6pm
Santarcangelo 40
Festival Internazionale del Teatro in piazza
Santarcangelo di Romagna, Italy

www.santarcangelofestival.com

May 31, 2010

fama_fame in Bern

fama_fame, ein fortschreitendes Kunstprojekt, ein «Work in Progress» und war bereits zu Gast in zahlreichen Galerien und Kulturstätten Europas. Erstmals wagen sich die Künstler mit ihrem Projekt an einen Ort, an dem die grossen Massen, nicht nur die intellektuelle Elite, mit ihrer Kunst angesprochen und konfrontiert wird. Das Einkaufszentrum Wankdorf Center ist wie geschaffen für fama_fame. Hunger nach Ruhm, wie der Name der Ausstellung in die deutsche Sprache übersetzt heisst, befasst sich mit den alltäglichen Themen zwischen berühmt werden und tägliche Bedürfnisse befriedigen. Noch nie schenkte die Gesellschaft Kunstschaffenden so viel Aufmerksamkeit und eine derart grosse Medienpräsenz wie heute. Man lechzt nach Superstars, diese wiederum versuchen sich in ihrer Rolle zu finden.

Neue Medien und Performance
Mit Videosequenzen, Installationen und Darbietungen, machen mehrere Künstlerinnen und Künstler das Einkaufszentrum zum Erlebnisort. Insbesondere die neuen Medien kommen dabei zum tragen. Nebst Videoinstallationen werden auch Projektionen die Besucherinnen und Besucher im Einkaufszentrum überraschen, aber auch zum Nachdenken anregen. Es wird live gemalt oder musiziert - immer zu den Themen Leben, Lieben, Erfolg und Geld. Auch die kleinsten Gäste werden bei einem Kinderprogramm auf ihre Kosten kommen. Mitwirken werden rund 20 Künstlerinnen aus dem In- und Ausland.

fama_fame seit 2006
Entstanden ist fama_fame 2006 in Losone. Seither war das Projekt beispielsweise in Solothurn oder Rotterdam zu sehen. Eine Kerngruppe von Künstlern führt das Projekt jeweils weiter, neue Künstler kommen hinzu und die Kuratoren wechseln an jedem Ort. So wächst das Projekt ständig und entwickelt sich weiter.

Einmalige Chance
Für die Ausstellung fama_fame werden zahlreiche Flatscreen-TV's und DVD Geräte benötigt. Diese werden nach der Ausstellung für 10 Franken verkauft. Wer von dieser Aktion profitieren möchte, kann den im Wankdorf Center aufliegenden TV-Pass ausfüllen. Bei jedem Einkauf ab 50 Franken gibt es einen Stempel, wer die Zehn voll hat, nimmt an der Verlosung teil, welche entscheidet, wer einen TV oder eine DVD Gerät für 10 Franken kaufen darf.

(Bildlegende)
Roberto de Luca, Künstler und Initiant mit der Kuratorin Christin Markovic und Peter Baumgartner, Leiter Einkaufszentrum Wankdorf Center.


Rahmenprogramm

Donnerstag, 27. Mai 2010
17.30 – 19.00 Uhr Vernissage mit Celia und Nathalie Siedler, "Fleischerzeugnisse gekocht" (Kunstaktion)

Freitag, 28. Mai 2010
12.00 – 17.00 Uhr, Filippo Leonardi, Sconosciuto artista meridionale (Kunstaktion)

Samstag, 29. Mai 2010
11.00 – 17.00 Uhr, Fastkunst, Lipp&Leuthold (Kunstaktion)
12.00 – 16.00 Uhr, Marion Ritzmann, Time to win (Kunstaktion)
16.00 – 17.00 Uhr, Giancarlo Norese/Maria Valentina Tarantino (Performance)

Freitag, 4. Juni
16.00 – 20.00 Uhr, Franticek Klossner, Lebensmittel Kultur! (Kunstaktion)
13.00 – 15.00 Uhr, Fabiana de Barros, Kulturkiosk, Mach dein Kiosk (Kinderprogramm)

Samstag, 5. Juni 2010
11.00 – 13.00 Uhr, ... flüchtig ..., Eine Collage mit Musik und Text


Kontakt
Christin Markovic
Projektleiterin/Kuratorin
christin_markovic/at/hotmail/dot/com

Roberto de Luca
Kokurator/Ausstellungstechnik
robertodeluca/at/bluewin/dot/ch

May 22, 2010

Rita Correddu

Altre pagine d'artista. 1960–2010

Altre pagine d’artista. 1960–2010
27 maggio e 9 giugno 2010. Centro Artistico Alik Cavaliere, Milano

Con “Altre pagine d’artista. 1960–2010” si propone una riflessione sull’idea di libro a partire dal periodo, radicale nella sua portata teorica, dell’arte concettuale, fino agli esiti attuali di una così duratura tendenza. Il progetto è suddiviso in due parti:
il 27 maggio un appuntamento di carattere storico, Libri d’artista dall’officina d’arte grafica Lucini, in cui il Centro Artistico Alik Cavaliere invita Giorgio Lucini, attuale direttore della storica officina d’arte grafica, ad esporre e presentare alcuni tra i più preziosi esemplari di editoria applicata al libro d’artista degli anni settanta: libri e multipli di Bruno Munari, autore particolarmente rappresentato dalla Lucini, Vincenzo Agnetti, Kengiro Azuma, Emilio Isgrò, Vincenzo Ferrari, Mauro Reggiani, che testimoniano lo stretto legame tra editoria e progetto artistico.
Il 9 giugno un appuntamento di carattere squisitamente espositivo, Nella deriva di tutte le incertezze, che amplia i presupposti sulla portata intellettuale del “sistema” libro, conducendoli fino agli esiti del panorama attuale.
Prendendo spunto dalle parole di Alfredo Giuliani per la prefazione de I Novissimi (Einaudi, 1965), libro-manifesto della neoavanguardia letteraria italiana, Nella deriva di tutte le incertezze è una mostra dedicata alla riflessione e al dialogo che, nella stretta contemporaneità, intercorrono tra l’utilizzo della parola e della narrazione, l’archetipo del libro e le arti visive.
Allontanandosi dall’idea troppo formalizzata del libro d’artista, il progetto intende costruire un percorso critico attraverso l’opera di 15 artisti, capace di documentare un’idea di libro, di pagina e di frammento, inseriti all’interno di una precisa poetica che considera questi elementi come complessi sistemi di relazione e comunicazione. Lo scorrere ritmico delle pagine, la costante parcellizzazione del contenuto, la memoria da conservare per una comprensione attiva del testo, ma anche la struttura circolare senza soluzione di continuità; sono tutti elementi amplificati o messi in crisi dalle ricerche individuali dei singoli artisti invitati. Nella visione presente in ciascuna ricerca artistica, infatti, racconto, tempo e immagine non si connotano come vocaboli di un linguaggio univoco, bensì come tremuli ricordi sul filo dell’esperienza individuale o della riflessione sull’oggetto libro, e, in definitiva, sull’arte. Per questo motivo i libri e le pagine esposti saranno associati ad altri lavori che contestualizzano e ampliano la riflessione relativa alla ricerca di ogni singolo artista.
Accompagna la mostra la pubblicazione di un piccolo volume, non un catalogo, ma un progetto parallelo realizzato in collaborazione con gli artisti presenti in mostra, edito dalla Sputnik Editions, emergente casa editrice d’arte di Bratislava, che presenta per la prima volta a Milano un progetto così articolato.

Con opere di Alik Cavaliere, Vincenzo Ferrari, Giorgio Lucini, Emanuele Becheri, Sergio Breviario, Chiara Camoni, Giovanni Ferrario, Lucia Leuci, Michele Lombardelli, Amedeo Martegani, Giancarlo Norese, Luigi Presicce, Lidia Sanvito, Luca Scarabelli, Alessandra Spranzi, Terzaghi & Zürcher.

Centro Artistico Alik Cavaliere
via De Amicis 17 Milano
www.cavaliere.it, +39 02 48954991

27 maggio 2010, ore 18.30: Libri d’artista dall’officina d’arte grafica Lucini
A cura di Lorena Giuranna e Vincenzo Ferrari

9 giugno 2010, ore 18.30: Nella deriva di tutte le incertezze
A cura di Lorena Giuranna e Alessandro Castiglioni

May 13, 2010

Supercalifragilistic. The Show

The Province of Cagliari
Cultural Policies and Sport Office
promotes

Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) - The Show

the presentation of the projects by the artists participating in the residency program LE VILLE MATTE / visual arts, first edition

Former convent of the Capuchins, Villasor (Cagliari, Italy)
16 May – 6 June 2010

Opening: Saturday 15 May 2010, 6.00 pm

Saturday 15 May 2010 in the town of Villasor, a few kilometers from Cagliari, the ten artists that took part in the residency program LE VILLE MATTE – visual arts present their projects. The artists that participated in the program - promoted by the Province of Cagliari – Cultural Policies and that took place form 14 April to 14 May - are: Marika Asatiani (GE, 1977), Augusto Buzzegoli (IT, 1974), Giulia Casula (IT, 1977), Beatrice Catanzaro (IT, 1975), Rita Correddu (IT, 1983), Estelle Deschamp (FR, 1984), Invernomuto - Simone Bertuzzi and Simone Trabucchi (IT, 1983, 1982), Renée Lotenero (US, 1977), Markus Wernli Saito (CH, 1968).
Giancarlo Norese was the visiting professor and Chiara Agnello was the visiting curator.
During workshops and laboratories with the guest artists - invited by Giancarlo Norese - Jiří Kovanda (Prague), Luigi Negro (Lecce), Umberto Cavenago (Milan), Luca Scarabelli (Como) and Mauro Cossu (Cagliari), the participants investigated the issues connected to architecture and landscape, with special attention to the relations existing between the spaces transformed by man and those generated by chance and necessity, as well as to the true nature of debris and to the sounds that dwell and shape a place.
The residency emphasized the importance of the creative processes deriving from the interaction between people, and that of collaborative projects, idea exchange and interaction between the artist and the audience.

Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) - The Show, will be open until 6 June 2010 in the former convent of the Capuchins and in a few public spaces of Villasor. The initiative represents the final step of an intensive process that has led to the creation of permanent installations, projects, temporary interventions, performances and other kinds of works that in many cases have been created in close collaboration with the people of Villasor.

Invernomuto presents an impressive sculptural intervention conceived for the town’s amphitheatre square. The work underlines the social function of a public space usually enjoyed by the young people of Villasor and especially by the skaters’ community. Giulia Casula worked on one of the symbols of the town too, transforming the abandoned water tower into an element capable of stimulating new suggestions. Rita Correddu’s intervention, based in a house in Via Roma, is about the bond of affection for places.
Estelle Deschamp worked on an area near the cemetery placing a sculptural device originating from the observation of architectural elements of house facades.
By inviting the audience to make a wish and choose a colored felt-tip to draw a circle around an hypothetical “wish tree” , Marika Asatiani underlined how her research tends towards the intangible and inexplicable phenomena.
The intervention on the only black wall of Villasor, that is visible from only one privileged view point, is about Augusto Buzzegoli’s intimate experience, while Renée Lotenero’s elaboration of a kitchen tile decoration creates an estranging effect in a private house near the Convent of the Capuchins.
“What would happen if our memory should fade every day?” This is one of the questions that inspired the performative work by Markus Wernli Saito. The intervention that the artist carried out all through the residency weeks, developed along a route across some places in Villasor, like the bar, the newsagent, the post office and the castle, involving the locals and passers-by.
(En)counter Shots is the collective project developed by the ten artists in residence, coordinated by Beatrice Catanzaro. Required by an unusual “client” (a local stockbreeder) the work developed casually, but nonetheless maintaining an extremely traditional character: the work is in fact a great mural on a wall about twenty meters long. The project involved the whole group in a common creative process that led them to an exchange of views and to question their perspectives and opinions.

Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) - The Show is documented in a bilingual catalogue with photos in color published by Kaleidoscope.

LE VILLE MATTE – visual arts is part of LE VILLE MATTE – artist residencies, a wider project with the purpose of offering study and research residencies in Sardinia, stimulating new productions in the fields of music, writing and visual arts.


Info

Title: Supercalifragilistic (Mistaken Landscapes) - The Show
Visiting professor: Giancarlo Norese
Guest Curator: Chiara Agnello
Promoted by: Province of Cagliari - Cultural Policies and Sport Office
In collaboration with: City of Villasor, Careof DOCVA, Kaleidoscope, Undo.net, Fondazione Antonio Ratti, Fondazione Spinola Banna
Coordinators: Giorgio Murtas, Francesca Sassu
Opening: 15 May 2010, 6.00 pm
Closing: 6 June 2010
Where: Villasor, Cagliari, Former Convent of the Capuchins and various venues
Times: from Tuesday to Sunday 10.00 am - 1.00 pm, 5.00 pm - 8.30 pm. Monday closed.
Entrance: free of charge
Information: tel. +39 070 4092329 tel. +39 366 2676612, fax +39 070 4092312, info(at)levillematte(dot)it, www.levillematte.it
Press office for Italy and abroad: Marta Colombo +39 340 3442805 martacolombo(at)gmail(dot)com;
Press office for the Province of Cagliari: Stefania Giganti +39 329 3604710 sgiganti(at)provincia.cagliari(dot)it

April 28, 2010

Souvenir d’Italie. A nonprofit art story

Viafarini DOCVA è lieta di annunciare che dal 14 al 16 maggio partecipa alla seconda edizione del festival degli spazi indipendenti No Soul For Sale – a festival of independents, che dopo il successo registrato a New York l’anno scorso, si trasferisce a Londra, nei monumentali spazi della Turbine Hall della Tate Modern.

In questa occasione Viafarini presenta in anteprima Souvenir d’Italie. A nonprofit art story, una pubblicazione edita da Mousse Publishing, che vuole raccontare la storia e i protagonisti del mondo dell’arte contemporanea in Italia dal 1991 ad oggi, letti attraverso le lenti della storica realtà nonprofit italiana. Una raccolta di testimonianze, documenti, immagini e testi inediti che si articola in 17 capitoli.

Sabato 15 maggio, alle ore 16.30, all’intero dell’area predisposta sul piano rialzato della Turbine Hall, ci sarà la presentazione del libro, unitamente a una bizzarra lotteria di un’altra tipologia di Souvenir d’Italie.

No Soul For Sale, concepito da Maurizio Cattelan, Cecilia Alemani e Massimiliano Gioni, rientra nel programma che celebra il decimo anniversario della Tate Modern e ha luogo nell’immensa Turbine Hall, a metà tra una galleria e una strada coperta.
Per celebrare lo spirito iconico di questo luogo sono stati invitati 70 tra collettivi e spazi indipendenti, da Shanghai a Praga, a realizzare progetti specifici per questo festival globale dell’arte.
No soul For Sale riempirà la Turbine Hall per tre giorni, con un eclettico mix di eventi artistici sperimentali, performance, musica e film. La galleria sarà aperta fino a mezzanotte di venerdì 14 e sabato 15 per eventi notturni con ospiti speciali.
Oltre a Viafarini hanno confermato la loro presenza tra gli altri: ArtHub (Shanghai), Artists Space (New York), e-flux (Berlin), PiST (Istanbul), Latitudes (Barcelona), no.w.here (London), Loop (Seoul), The Royal Standard (Liverpool), Tranzit (Prague), White Columns (New York) e Y3K (Melbourne).

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Souvenir dʼItalie. A nonprofit art story
A cura di Patrizia Brusarosco e Milovan Farronato
Edito da Mousse Publishing
392 pp., colori

Testi di Cecilia Alemani, Michela Arfiero, Stefano Baia Curioni, Chiara Bertola, Elena Bordignon, Giulia Brivio, Patrizia Brusarosco, Barbara Casavecchia, Luca Cerizza, Gail Cochrane, Giulio Ciavoliello, Anna Daneri, Roberto Daolio, Vincenzo De Bellis, Emanuela De Cecco, Giacinto Di Pietrantonio, Milovan Farronato, Davide Ferri, Beppe Finessi, Alessandra Galasso, Alesandra Galletta, Francesco Garutti, Mario Gorni, Elio Grazioli, Antonio Grulli, Andrea Lissoni, Simone Menegoi, Guido Molinari, Paola Nicolin, Hans Ulrich Obrist, Lisa Parola, Francesca Pasini, Cloe Piccoli, Alessandra Pioselli, Alessandro Rabottini, Gianni Romano, Pierluigi Sacco, Gabi Scardi, Marco Tagliafierro, Monica Thurner, Giulio Verago, Giorgio Verzotti, Angela Vettese, Andrea Viliani, Claudia Zanfi.
Progetti speciali di Linda Fregni Nagler, Alberto Garutti, Armin Linke, Eva Marisaldi, Adrian Paci, Alessandro Pessoli, Cesare Pietroiusti, Vedova Mazzei.
Testimonianze di Alessio Antoniolli, Jonathan Baldock, Shane Campbell, Nicoletta Fiorucci, Susanna Gemmo, Benjamin Greber, Kim Jones, Francesca Kaufmann, Sefer Memisoglu, Nirith Nelson, Els van Odijk, Dragana Sapanjos, Julia Staszak, Alberto Tadiello, Scott Treleaven, Ulrich Vogl.
Referenze fotografiche di Davide Bonasia, Santi Caleca, Alberto Callari, Paola Di Bello, Mario Gorni, Salvatore Licitra, Armin Linke, Rossana Lo Russo, Deborah Manca, Antonio Maniscalco, Roberto Marossi, Andrea Martiradonna, Agostino Osio, Giovanni Ricci, Isabella Rosa, Zeno Zotti.
Coordinamento editoriale Giulia Brivio, Monica Turner. Giulio Verago.

A quasi venti anni dalla nascita di Viafarini, a coronamento di un periodo che ha portato alla nascita del DOCVA in collaborazione con Careof, vogliamo raccontare la storia e i protagonisti del mondo dellʼarte contemporanea in Italia dal 1991 ad oggi tramite lʼesperienza seminale di una delle prime realtà nonprofit italiane, in una pubblicazione che raccoglie testimonianze, documenti, immagini e testi inediti. Il volume si articola in 17 capitoli, che descrivono le attività fondamentali di unʼorganizzazione nonprofit:

1_”From the Armin Linke Archive”
Il capitolo è costituito da immagini di mostre, allestimenti, personaggi che hanno animato gli anni ʼ90 attraverso una selezione di fotografie dallʼarchivio di Armin Linke.

2_ “The Beginnings”
Contiene immagini fotografiche e testi che documentano lo start-up di Viafarini: le mostre inaugurali e i primi progetti di membership che hanno coinvolto la maggior parte degli artisti attivi in Italia di quel periodo; le prime collaborazioni con critici e curatori e una selezione della rassegna stampa su riviste nazionali e internazionali che riporta il contesto in cui Viafarini ha preso avvio.

3_ “First Show”
Racconta cronologicamente la storia dellʼattività espositiva di Viafarini dal 1991 al 2010, utilizzando la grafica degli inviti e le immagini di alcune mostre.

4_ “Viafarini Live”
Un capitolo dedicato alle performance realizzate nel corso del tempo attraverso immagini fotografiche dʼarchivio.

5_“Story of the Archive”
Dalla collaborazione con lʼunico altro spazio indipendente di allora, Careof, alla nascita dellʼarchivio DOCVA, coinvolgendo coloro che si sono occupati della Visione Portfolio dalla fondazione dellʼArchivio ad ora. Testi di: Mario Gorni, Gabi Scardi, Alessandra Galasso, Alessandra Galletta, Milovan Farronato.

6_ “Souvenir dʼItalie”
Il capitolo raccoglie sotto forma di progetti speciali i pensieri e i ricordi in relazione alla loro esperienza con Viafarini di Alberto Garutti, Cesare Pietroiusti, Giancarlo Norese, Adrian Paci, Eva Marisaldi, Alessandro Pessoli e Vedovamazzei.

7_“From Milano on the move to VIR”
Descrive le azioni intraprese negli anni per promuovere la mobilità per gli artisti italiani allʼestero. Dalla creazione di Artbox, banca dati su borse di studio, premi, workshop e servizi per l'arte, alla mostra Interplace Access sugli spazi nonprofit in Italia e allʼestero a cura di Tatiana Trouvé e Marion Baruch, fino al progetto Milano on the move con le studio visit di direttori di residenze internazionali e alla nascita di VIR Viafarini-in-residence. Il capitolo contiene un testo di Gabi Scardi sulla mobilità degli artisti italiani.

8_ “Outside project”
Una panoramica sullʼattività extra moenia di Viafarini

9_”From Lazzaro Palazzi to Via Fiuggi…”
Unʼindagine su quanto accaduto a Milano e in Italia in generale nellʼambito degli spazi autogestiti da artisti, spazi alternativi, spazi indipendenti dalla fine degli anni ʻ80 ad oggi. A cominciare dallo spazio di via Lazzaro Palazzi e dalla Brown Boveri, passando per Via Fiuggi, fino allʼattualità più stringente. Documenti, fotografie e testi inediti di Francesco Garutti. Luca Cerizza, Paola Nicolin, Stefano Bai Curioni, Angela Vettese, Pier Luigi Sacco.

10_ “Unknown Matters”
Dagli esordi come ufficio stampa di Maurizio Cattelan, agli “imprevedibili” stagisti come Paola Guadagnino e Vanessa Beecroft; a oggetti, immagini e progetti mai pubblicati rinvenuti nei portfolio in Archivio di alcuni artisti, alle attività nellʼambito del design e della moda...

11_ “From Critical Quest to Curatology”
In questa sezione i contributi teorici in ambito critico/curatoriale, a partire dal progetto Critical Quest (1993) a cura di Alessandra Galletta e Marco Senaldi, fino a Curatology (2009) a cura di Milovan Farronato. Materiali dʼarchivio si alternano a testi inediti.

12_ “Anatomy”
Seguendo unʼinedita prospettiva si racconta nuovamente, attraverso “svelamenti”, la storia dellʼArchivio e dei suoi materiali.

13_ “Education”
Una delle attività fondamentali di unʼorganizzazione nonprofit: formazione, didattica, rapporti con Accademie e Università, seminari, conferenze, workshop…

14_ “Italian Area”
Contributi critici per definire il paesaggio creativo italiano degli ultimi venti anni. Sono stati coinvolti una serie di critici italiani, in virtù di una collaborazione pregressa con Viafarini, a individuare e commentare unʼopera contenuta nel sito www.italianarea.it. Hanno contribuito: Cecilia Alemani, Chiara Bertola, Barbara Casavecchia, Luca Cerizza, Giulio Ciavoliello, Anna Daneri, Roberto Daolio, Emanuela De Cecco, Giacinto Di Pietrantonio, Milovan Farronato, Beppe Finessi, Elio Grazioli, Andrea Lissoni, Guido Molinari, Lisa Parola, Francesca Pasini, Cloe Piccoli, Alessandra Pioselli, Alessandro Rabottini, Gianni Romano, Gabi Scardi, Marco Tagliafierro, Giorgio Verzotti, Andrea Viliani, Claudia Zanfi.
Conclude il capitolo un testo di Hans Ulrich Obrist.

15_ “Portraits by Linda Fregni Nagler”
Ritratti da Prove per un Annuario di Linda Fregni Nagler.

16_ “London”
Un focus sugli artisti inglesi che hanno esposto in Viafarini agli esordi delle loro carriere: Mat Collishaw, Angus Fairhust, Abigail Lane, Mona Hatoum, Martin Creed, Gillian Wearing, Tania Kovatz, Runa Islam.

17_ “Thanks to”
In questo capitolo Viafarini ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo delle attività, dei progetti e delle visioni.

March 29, 2010

Undisclosed Recipients

NANNUCCI, MAURIZIO.
Undisclosed Recipients 1998 / 2002.
Paris 2008.
150 S. durchgehend mit Abb., brosch.
Auflage: 250 numerierte Exemplare.

March 21, 2010

Freespace

Freespace. A network of sites and spaces
by Matthew Slaats

Freespace is an exploration of the relationships built between people and place, may they be urban, suburban or rural. It looks to inhabit the everyday space, the space that once was, and space that is constantly in between. The objective being to develop a network of sites, through partnerships with individuals and communities, to elucidate experiences of ownership, privacy, sustainability, and identity.

The concept for Freespace came while sitting at the summer home of the Vanderbilt Family in Hyde Park, NY, now a part of the National Park System. It harkens back to a landed gentry, an upper crust, that most will never see or experience. In its marble floors, how does this space represented the United States? Even more specifically how does it represent my own experience? Where is the National Park site of the every day person? The ranch home or the suburban neighborhood come to mind. What about spaces of decay? Empty lots are spattered across any Northeastern city. Going further, might we think of something more intimate, more private? Could a park consist of a favorite chair, the inside of someone’s clothes, or maybe the space between your fingers?

In scientific terms Freespace is defined in multiple ways. It is a concept of electromagnetic theory, corresponding to a theorectically perfect vacuum. It is an abstraction from nature, a baseline or reference state, that is unattainable in practice. It is a space where the movement of energy in any direction is substantially unimpeded, such as the atmosphere, the ocean, or the earth. (1) In all of these definitions we are looking for a space that is impermeable in a physical sense, but conceptually holds a significant standard.

Freespace asks the public to seek these spaces, defining them from their own perspective. They may be conceptual, textual, or physical; and range in size from micro to macro. The project looks to engage the range of associations/relationships that people have with space, building a collection of unique environments that take on meaning by the fact that they are described, located and catalogued. In the end what will be defined is a breadth of perspective that shows the vitality of peoples connection to space.

Words of interest are loss, preservation, woodland, boundary, geography, cultural geography, psycho-geography,middle landscape, sub-urban, urban, rural, forgotten, decay, disused, watershed, lot, parcel, lunch poems, walking, listening, and revitalization.

http://freespace.matthewslaats.com/projects/
freespacenetwork at gmail dot com

lu cafausu is now in freespace

March 15, 2010

Illustre Scultura Polimaterica, indepositata

Illustre Scultura Polimaterica, indepositata.

indeposito is a temporarily empty space dedicated to the conservation of works of art that otherwise would be lost. The aim of indeposito is to organise space for the deposit of works of art, so as to revamp their cultural and social potential and to guarantee continuity in their dialogue with the public.

Artists who, for various reasons, are not in the position of conserving their own works and would be forced to destroy them, instead can use the services of indeposito. The conservation in indeposito of their artistic creations is free of charge although their admission is at the discretion of the management.

www.indeposito.net

February 13, 2010

Rovine, scarti, ricordi.

Rovine, scarti, ricordi. L’uso nell’arte contemporanea
di Cecilia Guida

Il film “Il Pianeta delle scimmie” (1968) racconta la vicenda di un gruppo di astronauti che approdano su un pianeta sconosciuto dopo un viaggio di parecchi anni nello spazio. Nell’ultima scena il comandante della missione Charlton Heston si allontana a cavallo dopo essere sfuggito a un gruppo di scimmie, che lo volevano utilizzare come cavia per esperimenti. “Che cosa troverà là fuori, professore?” domanda Zira, la scimmia psicologa. “Il suo destino” risponde il professor Zarius. In una spiaggia desolata, un’ombra cade sulla figura di Heston. L’uomo guarda verso l’alto e scende da cavallo stupefatto. L’ombra è ciò che resta della Statua della Libertà, sepolta nella sabbia fino alla vita. Una rovina: la tavola che simboleggia i principi proclamati nella Dichiarazione d’Indipendenza è danneggiata, la fiaccola spezzata. Anche il pianeta delle scimmie è una rovina: si tratta della Terra distrutta da un enorme scoppio nucleare mentre gli astronauti viaggiavano nello spazio. Heston è l’ultimo superstite dell’ultimo anello evolutivo della specie umana.

Circa due secoli prima della realizzazione di questo film, un uomo con un mantello chiaro e un cappello a falde larghe siede sdraiato, come fosse una statua, su un capitello rovesciato. Si trova accanto a dei ruderi e davanti ai resti dell’acquedotto romano e alla tomba di Cecilia Metella. La scena rappresentata in “Goethe nella campagna romana” (1787) di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein ritrae il poeta quando si trovava a Roma per il Grand Tour. Questa immagine ha in sé sia la tradizione del ritratto che quella della veduta: la figura di Goethe è in primo piano mentre i monumenti romani alle sue spalle costituiscono lo scenario secondario ma fondamentale per la creazione dell’atmosfera. Quadri di questo tipo sono numerosi perché visitare e farsi ritrarre tra i ruderi della Roma antica andava di moda tra gli aristocratici europei sin dal ’700. In Francia e in Inghilterra ci fu una vera e propria mania per le rovine tanto che le famiglie sulle cui proprietà non esistevano resti antichi se ne fecero costruire di artificiali. Il pittore francese, Hubert Robert, si guadagnò addirittura il soprannome di “Robert des Ruines”, proprio perché dipingeva con sorprendente rapidità e facilità resti di edifici all’interno di paesaggi bucolici. Nella tela “Veduta immaginaria della Grande Galerie del Louvre in rovina” (1796) egli arrivò persino a immaginare un futuro non ancora avvenuto.
La scelta di partire da queste due immagini, per molti versi assai distanti, è legata al fatto che la prima esplicita alcuni elementi contenuti nella seconda. Elementi che a mio giudizio aiutano a comprendere perché le rovine ci affascinano così profondamente. Il film esprime la disperazione per qualcosa che è perduto per sempre, la tela la sensazione di armonia di Goethe che recupera in modo edonistico il rapporto con l’antichità classica con la consapevolezza di essere destinato a diventare a sua volta un classico per le generazioni future. In entrambi i casi l’uomo contempla il proprio destino e quello della propria civiltà. In modo immediato e perciò drammatico nel primo caso, in modo mediato e nostalgico, instaurando una sorta di continuum tra il passato e il presente, nel secondo. E’ questo cortocircuito temporale, a mio parere, uno dei principali fattori del fascino delle rovine.

Etimologicamente il sostantivo rovina (dal latino “ruina” da “ruere” che significa precipitare, cadere a terra) rimanda a una discesa, a un movimento dall’alto verso il basso. Le rovine evocano in chi le contempla la contrapposizione tra la grandezza passata della civiltà che le edificò e l’ineluttabile destino di declino di quella attuale, la tensione tra passato e futuro nel tempo presente, il contrasto tra ciò che permane e quello che si sgretola. Ma la rovina ci affascina anche per un ulteriore elemento. Essa nasce come dall’unione creativa tra uno stato e il suo contrario: la natura e la cultura, come la vita e la morte, la creazione e la distruzione. Ne “La rovina in scena” (2002) Franco Speroni sviluppa questo aspetto sostenendo che la grandezza tipica delle rovine non si dà come esperienza della perfezione del progetto ma della sua perfettibilità nella distruzione-costruzione. La coesistenza di forze tra loro antagonistiche produce un’unità formale nuova che risulta significativa in quanto contiene in sé la spinta a ulteriori processi creativi. Per dirla con Georg Simmel (1911) «la rovina è la sede della vita dalla quale la vita ha preso congedo ma ciò non è nulla di semplicemente negativo o di pensato all’occorrenza, come nelle innumerevoli cose che nuotano nel fiume della vita e che vengono gettate per caso nella sua riva ma che in base alla loro natura possono venire riafferrate dalla sua corrente». In altri termini, rovine, resti e residui sono spazi aperti in cui quello che rimane della storia e il presente condividono una spinta creativa. In che modo questa forza costruttiva si rende visibile? L’uso è una modalità. Il concetto di profanazione di Giorgio Agamben (2005) spiega bene questa idea: «Se consacrare era il termine che designava l’uscita delle cose dalla sfera del diritto umano, profanare significava per converso restituire al libero uso degli uomini. “Profano” si dice in senso proprio ciò che, da sacro o religioso che era, viene restituito all’uso e alla proprietà degli uomini». L’arte contemporanea attiva in modi diversi processi di riuso, oggettivazione e risignificazione delle rovine. A differenza del restauro e della conservazione, che sono operazioni che trasformano la singolarità di una rovina in un’immagine da cartolina, l’uso ne svela il suo carattere di dispositivo aperto, interpretabile e abitabile. Questo risulta particolarmente evidente in alcuni recenti installazioni. Si pensi ad esempio alle sculture che nel 2004 Mitoraj espose ai Mercati di Traiano a Roma. Le figure frammentate e mutilate evidenziavano la violenza e l’istinto autodistruttivo dell’epoca moderna in una chiave fortemente estetica e, attraverso una perfetta compenetrazione tra il contesto classico e l’arte contemporanea, creavano un punto di vista nuovo, affascinante e irripetibile. In qualche modo quelle statue restituivano ai Mercati Traianei restaurati il fascino delle rovine.

Se le opere di Mitoraj si inserivano nell’area archeologica in modo monumentale e spettacolare, opposta era l’idea alla base della mostra “Après le diner, sur l’herbe” di Roberto De Simone a Villa dei Quintili a Roma nel 2007. Si trattava di un progetto fondato sull’assenza: le installazioni sonore abitavano le rovine in modo impercettibile e invisibile riportando la vita in uno spazio immobile e sospeso nel tempo. Le opere suggerivano situazioni più o meno plausibili (il rumore di un ruscello accompagnato dal canto delle rane, centinaia di punti luminosi che disegnavano il movimento notturno delle lucciole, il canto di un grillo, il ruggito di un leone seguito dagli applausi di una piccola folla) e davano allo spettatore il compito di renderle visibili con la fantasia. La mostra era un dettaglio tra i resti bellissimi di Villa dei Quintili ed è un altro esempio di come il linguaggio dell’arte può usare uno spazio architettonico per costruire un senso diverso e produrre una nuova esperienza.

Un altro interessante processo di risignificazione delle rovine viene realizzato in Puglia. “Lu Cafausu”, questo il nome enigmatico del progetto, fa riferimento a una piccola struttura, una specie di pagoda stravagante, fragile e decadente localizzata in una piazza di San Cesario che è ciò che resta di un complesso architettonico più grande abbattuto nel corso del tempo per costruire delle palazzine. Lu cafausu oggi si trova al centro di una strada e non ha alcuna funzione ma ha avuto per decenni (o forse secoli) tanti e diversi usi: dimora per un orfano e il suo cavallo, pollaio, vespasiano, guardiola, sito punitivo, deposito di attrezzature agricole e coffee house. Per il carattere misterioso, la forma di rovina e la memoria dei suoi molteplici sensi, la costruzione è diventata l’ispirazione per quattro artisti - Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti - i quali hanno deciso di usarla come punto di partenza per scrivere delle storie e realizzare delle performance e azioni a Lecce, Rotterdam e New York. Per loro lu cafausu è un posto metaforico; un territorio di accumulazione di tempo, un’elaborazione delle contraddizioni estetiche e il simbolo della perdita di senso del mondo contemporaneo. Per questi motivi è un luogo che possiede un’intrinseca energia creativa di cui i quattro artisti si servono per svolgere interventi di vario tipo (distribuzione di tazzine di caffè, realizzazione di disegni che, in caso di vendita, perdono il loro valore economico, punto di arrivo di un surreale pellegrinaggio, ecc.) grazie ai quali lo spazio diventa ogni volta qualcos’altro.

Come si diceva all’inizio, la valenza negativa della rovina (intesa come perdita della funzione per cui era stata costruita) porta ad accostarla ai concetti di scarto e di rifiuto. Questo fa emergere un altro aspetto che si potrebbe definire il “paradosso delle rovine”: accanto al moto di discesa, alla decadenza, la rovina porta con sé un moto di ascesa. Il precipitare delle cose, l’azione del tempo, il franare del mondo in cenere, sabbia, terra, fango, polvere e…spazzatura (si pensi al “caso Napoli” sulle prime pagine dei giornali per alcuni mesi dello scorso anno) comporta anche una spinta, un movimento verticale verso l’alto, una resurrezione: la rovina, come lo scarto e il rifiuto, con l’accumulo e il tempo si trasforma in un “monumento analogo”. Un processo che è ben descritto in una delle “Città invisibili” di Italo Calvino, Leonia, che è la metafora della società dei consumi. Ogni mattina «i resti della Leonia di ieri aspettano il carro dello spazzaturaio» e Marco Polo, guardando attraverso le crepe delle mura della città, si domanda se la passione dei Leoniani sia l’espellere dal momento che gli spazzini sono accolti come angeli. Mentre i Leoniani sono presi nella caccia alla novità, «una fortezza di rimasugli indistruttibili sovrasta la città da ogni lato». Spesso accade che l’arte anticipi la realtà: come testimoniato dalle montagne di immondizia di Napoli... Tornando al nostro discorso, la produzione di rifiuti è parte integrante del processo produttivo ed è l’effetto della costruzione di ordine basata sul principio di utilità. Gli scarti e i rifiuti indicano la contrapposizione tra qualcosa che rimane e qualcosa che se ne va perché si consuma o non serve più; fanno riferimento a un eccesso, a qualcosa che non si assimila, non si integra e viene ricacciata fuori. L’analogia tra il concetto di rovina e quelli affini di scarto e rifiuto è presente all’interno della riflessione benjaminiana sul metodo della storiografia materialistica. Per Walter Benjamin mentre la storiografia borghese valorizza il detto e il visibile, il pienamente realizzato e soprattutto l’appartenenza a una tradizione culturale la cui capacità di riproduzione funziona come istanza di legittimazione, il materialismo storico lavora con il non detto e il non visibile, l’incompiuto, il sospeso e in particolar modo con quei materiali che quella stessa tradizione abbandona all’oblio e alla distruzione ritenendoli spuri e inutili. In un frammento della sezione N del “Passagen-Werk” (1982), in cui si tematizza il montaggio come metodo della storiografia materialistica, il filosofo tedesco afferma: «Non sottrarrò nulla di prezioso e non mi approprierò di alcuna espressione ingegnosa. Stracci e rifiuti, invece, ma non per farne l’inventario, bensì per rendere loro giustizia nell’unico modo possibile: usandoli». Scompare, quindi, ogni criterio gerarchico e di valore nella scelta dei materiali: i più alti prodotti culturali e i più bassi detriti della vita verranno trattati allo stesso modo non per farne un elenco bensì usandoli. L’arte con il riuso e la risignificazione degli scarti mette in discussione i processi della produzione e del consumo problematizzando la distinzione tra le categorie del rifiuto e dell’utile. La distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che ha valore viene annullata nel momento in cui il processo creativo conferisce allo scarto un valore non più legato alla catena del consumo. «Per me la spazzatura non è ciò che la società rifiuta ma un materiale utile che qualcuno ha lasciato in giro. Allora lo prendo io» affermava l’artista francese César.

L’attenzione per gli scarti è presente nella ricerca artistica del ’900 ma è cronologicamente legata alla produzione teorica delle avanguardie, le quali affrontano in modo polemico il rapporto tra forme espressive e flussi concreti della vita, tra estetica e vissuto. Un esempio per tutti è il dadaista tedesco Kurt Schwitters che tra il 1920 e il 1936 costruì nella casa/studio di Hannover una scultura composta da materiali di scarto di vario tipo e oggetti raccolti un po’ ovunque che battezzò “Merzbau” laddove la parola “merz” significa “merce”. Il sottotitolo è altrettanto degno di nota: “Cattedrale della miseria erotica”, in riferimento al venir meno della capacità attrattiva delle merci una volta consumate. L’installazione era in continuo allestimento, cresceva nel tempo e lentamente si fuse con la casa dell’artista arrivando a sfondarne il tetto. Nei “Merz” gli oggetti venivano accumulati secondo la legge del caso e la loro forma non rispondeva a un determinato progetto autoriale. Essi rappresentano l’esperienza della realtà attraverso i suoi frammenti carichi di memorie i quali, seppure non racchiudano il tutto, rimandano nella loro struttura all’incompletezza dell’esperienza, a ciò che non c’è e a quello che manca. Anche l’esponente più noto della Pop Art, Andy Warhol, diceva che le cose che vengono scartate hanno un grande potenziale di divertimento; per lui le scene dei film senza tagli erano molto più divertenti delle scene dove le cose sono tutte a posto. Ma sul riuso degli scarti per lo sviluppo di ricerche estetiche e poetiche diverse si potrebbe andare avanti a lungo e citare i “combine paintings” di Robert Rauschenberg, la Merda d’artista di Piero Manzoni, i resti dei pasti di Daniel Spoerri, le installazioni sonore di Jean Tinguely, gli scarti di tappezzeria di Alberto Burri, la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, ecc.

Oggettivazione, presa di coscienza, attualizzazione tornano anche nell’uso che l’arte fa dei ricordi; attraverso il recupero della memoria il passato diventa qualcosa al di fuori di noi, non solo un oggetto da analizzare e comprendere ma anche un frammento che l’uso restituisce al qui e ora attraverso i processi della produzione e del consumo culturale. Torna il parallelismo tra rovine e ricordi. In “Tristi Tropici” (1955) Lévi Strauss descrive bene il processo di oggettivazione caratteristico di entrambi: «Trascinando i miei ricordi nel suo fluire il tempo più che logorarli e seppellirli ha costruito coi loro frammenti le solide fondamenta che procurano al mio procedere un equilibrio più stabile. Un ordine è stato sostituito con un altro. Gli spigoli si assottigliano, intere fiancate crollano. Un antico particolare insignificante emerge come un picco mentre interi strati del mio recente passato si cancellano senza lasciare traccia».

Ma il fascino della rovina consiste anche nel risvegliare in chi la guarda la coscienza del tempo, nel ricordare (“remember” in inglese) una storia passata e, facendo ricordare (“remind”), nell’esorcizzare la paura dell’oblio. L’artista francese Christian Boltanski lavora sul concetto di tempo e di memoria. Nelle sue opere egli usa gli oggetti non per se stessi o per la loro forma ma piuttosto perché richiamano alla mente storie comuni e avvenimenti passati. Nell’installazione al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna i resti del DC9 sono circondati da 81 specchi neri (tanti quanti il numero delle vittime) che riflettono l’immagine di chi percorre il ballatoio mentre dietro a ognuno di essi degli altoparlanti raccontano la vita e i pensieri che scorrevano nella mente di ognuna delle persone a bordo. Inoltre attorno a ciò che resta del velivolo sono disposte 10 grandi casse nere in cui sono raccolti decine di oggetti personali appartenuti alle vittime. Più che un memoriale in senso classico sembra che Boltanski abbia voluto fare un “allestimento” usando tutto ciò che resta della strage, materiali visibili e invisibili, oggetti e ricordi: vita e morte, passato e presente coesistono. Chi visita il memoriale è allo stesso tempo partecipe della tragedia (negli specchi che rappresentano le vittime si vede riflessa la propria immagine, su quell’aereo poteva esserci ognuno di noi) e spettatore di una messa in scena in chiave estetica: ci si immedesima nella vicenda e al contempo si guarda da fuori la rovina, quello che resta di quell’evento.

Boltanski in numerose installazioni alla memoria usa il formato degli almanacchi universitari americani, cosa che fa venire in mente Facebook, al momento il sito più diffuso tra quelli di social network. L’idea viene proprio dagli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks, appunto) che alcuni college statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico. L’obiettivo iniziale del sito era infatti quello di far mantenere i contatti tra gli studenti delle università e dei licei, ora conta più di 100 milioni di utenti in tutto il mondo. Mi domando se i processi di risignificazione e di “riuso” della memoria siano presenti anche qui. Mi sembra che siamo di fronte a una forma ibrida dove la dimensione del ricordo e del suo riuso, al di là delle intenzioni di ognuno, assume comunque un impatto estetico. Si tratta di individui e comunità che realizzano una autorappresentazione di sé: frammenti di un passato individuale vengono buttati nella rete insieme a istantanee del presente in un frullato fatto di foto da bambino, immagini di cartoon, frasi senza senso o profonde, pezzi di vita decontestualizzati. Quello che emerge è un insieme estetico che con gli scarti e i resti delle nostre vite esprime l’essenza della società dell’immagine. L’esito finale è una manifestazione estetica collettiva in cui i singoli apporti individuali si disperdono nell’insieme.

Riferimenti bibliografici:

Agamben, G., 2005, Profanazioni, Roma, Nottetempo.
Augé, M., 2004, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Torino, Bollati Boringhieri.
Benjamin, W., 1982, Das Passagen­Werk; trad. it. 1986, Parigi capitale del XIX secolo, Torino, Einaudi.
Calvino, I., 1996, Le città invisibili, Milano, Mondadori.
Lévi-Strauss, C., 1955, Tristes Tropiques; trad. it. 1960, Tristi Tropici, Milano, Il Saggiatore.
Simmel, G., 1911, Die Ruine; trad. it. di G. Carchia 1981, La Rovina, «Rivista di Estetica», n. 8.
Speroni, F., 2002, La rovina in scena, Roma, Meltemi.

January 23, 2010

Illustre Scultura Polimaterica

Sabato 30 gennaio 2010 ore 21.30
Link Associated
(via Fantoni 21/via Fanin, Bologna)
presenta:

ILLUSTRE SCULTURA POLIMATERICA

di Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti
(Lu Cafausu)

con scarti di:

Giorgio Andreotta Calò/Alessandra Andrini/Stefano Arienti/Emanuela Ascari/Emilia Badalà/Sergio Breviario/Annalisa Cattani/Umberto Cavenago/Cuoghi Corsello/Francesca Grilli/Nazzareno Guglielmi/Arianna Fantin/Luca Francesconi/Andrés Galeano/Matteo Guidi/Lucia Leuci/Michele Lombardelli/Eva Marisaldi/Maurizio Mercuri/ Margherita Morgantin/Stefano Pasquini/Alberta Pellacani/Nicola Pellegrini/Luigi Presicce/Fabrizio Rivola/Mili Romano/Marco Samorè/Luca Scarabelli/Daniela Spagna Musso/UnDo.Net/Luca Vitone/ZimmerFrei

a cura di Rita Correddu, Alice Militello

In concomitanza con ArteFiera 2010 il Link inaugura la sua stagione culturale. Per l'occasione, Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti realizzano un'unica grande scultura composta da "scarti di produzione”, messi a disposizione da più di 30 artisti e raccolti in un tour di 1500 km ca, assemblati a rifiuti di tipo ordinario.

Lu Cafausu è territorio d'accumulazione di senso, di svolgimento di senso. Di mancanza di senso. È quello che siamo e non siamo simultaneamente, (scandalosamente) senza scandalo. È ciò che stiamo diventando e quello che siamo non stati.
Al centro esatto di un lungo corridoio d'insalienze e fallimenti (una volta erano cipressi), passaggio per il limbo. È il nulla, segno oscuro, campo della disfatta.
È un presagio inaccessibile, luogo alieno.
È il varco per l'ade.

*Illustre Scultura Polimaterica sarà visibile fino al 28 febbraio secondo la programmazione del Link Associated.

In collaborazione con
Comune di Bologna, Ufficio Promozione Giovani Artisti
Quartiere San Donato
Hera

Info e contatti
infoartepubblica/at/gmail/dot/com
www.artepubblica.com
www.lucafausu.tk
www.link.bo.it

Come raggiungerci
- Servizio navetta: www.link.bo.it/navetta
- Autostrada uscita 9 direzione CAAB
_________________________

progetto artepubblica
www.artepubblica.com

January 22, 2010

ArteFiera off

January 29 – 31
11 am – 6 pm @ neon>campobase, Bologna
1 h art On Fire!

In the occasion of ArteFiera 1 h art becomes 1 h art On Fire!
From January 29 to 31, 11 am to 6 pm, 1 h art will set up a little bureau in neon>campobase art gallery's stock. Here you will be able to book hours of art with free home delivery, to get information and to know closely the project.
Participants in fact will be there to let some visible tracks of the art hours and in order to let people know their ideas about potential meetings. Participants will be also in the city to promote 1 h art project and to give some taste of what might happen at home.
1 h art gives artists and art related practitioners the possibility to create an
hour of contemporary art for the general public at no cost. 1 h art is looking to establish lasting relationships and to create activity through various private channels. It invites the public to approach and to know closely the art making process. To abolish the niche that contemporary art has created around itself – even to the extent of becoming its own ‘world’ – in order to return and reflect on audience participation outside of already established art circles and places.
1 h art creates an open system made of continual regeneration and redefinition; an enrichment of culture that brings about a new opening and a new responsibility on the part of the public regarding a world that might not seem so alien – a conscious decision by the public regarding the new models and new instruments evident in contemporary artistic production. The objective is the social interaction that through giving becomes giving/receiving/exchanging: Art does something for the public and the public does something for art. People will be part of this process by asking a mere home delivery.

The participants, among others:
Rebecca Agnes, Aspra.mente, Elena Arzuffi, Sara Basta, Marco Bernacchia, Leonora Bisagno, Marco Bonafè, Enrico Bressan, BridA/Tom Kerševan, SendiMango, JurijPavlica, Stefano Cagol, Enzo Calibè, Rita Canarezza/Pier Paolo Coro, Eleonora Chiesa, Michelle Chong, Anthony Chretien, Gianluca Codeghini, Guia Cortassa, Gianluca Cosci, CRAC, Marco Dalbosco, Hannes Egger, Eleonora Farina - Federico Pietrella, Silvia Giambrone, Nazzareno Guglielmi, Thomas Guichard, Eloise Ghioni, Paul Kroker, Raffaela Leone Erbematte/Federico Lupo - Zelle Arte Contemporanea, Francesco Lucifora, Stefano Lupatini, Ruggero Maggi, Barbara Meneghel, na3, Luigi Negro/Giancarlo Norese/Luigi Presicce, Giuditta Nelli, Domenico Olivero, Valentina Ornaghi/Claudio Prestinari, Francesco Ozzola, Andrea Pagnes/Verena Stenke, Stefano Pasquini, Robert Pettena, Ambra Pittoni, Michela Pozzi, Angelo Pretolani, Anteo Radovan, Irwin Ramon, Mauro Romito, Andrew Smaldone, Daniela Spagna Musso, Anna Maria Tina, Ute Group, Olga Vanoncini, Roberta Vivoli, Elisa Vladilo, Marco Zezza/Mattia Doto.

INFO@
1hourart/at/gmail.com

www.1hart.net
www.neoncampobase.com
www.artefiera.bolognafiere.it/eventi2010/artefieraoff


January 29
h 9 pm @ neon>campobase, Bologna
VERY LATE AT NIGHT opening
free preview

January 30
h 7.30 pm @ neon>campobase, Bologna

cocktail / auction / party with live performance

artworks by: Mario Airò, Elisabetta Alazraki, Kristine Alksne, Aurelio Andrighetto, Alessandra Andrini, Sergia Avveduti, Riccardo Baruzzi, Fabrizio Basso, Emanuele Becheri, Vanessa Beecroft, Marco Belfiore, Dario Bellini, Marco Bernacchia, Francesco Bernardi, Dafne Boggeri, Maurizio Bolognini, Anna Valeria Borsari, Enrico Bressan, BridA (Tom Kersevan, Sendi Mango, Jurij Pavlica), Cristian Bugatti, Maurizio Cattelan, Vittorio Cavallini, Simone Cesarini, Silvia Cini, Gianluca Codeghini, Daniela Comani, Gianluca Cosci, CuoghiCorsello, Sabine Delafon, Nico Dockx, Camilla Candida Donzella, Emilio Fantin, Marco Fantini, Barbara Fässler, Eloise Ghioni, Bernardo Giorgi, goldiechiari, Yuki Ichihashi, Irina Kholodnaya, Lucia Leuci, Claudia Losi, M+M (Marc Weis, Martin De Mattia), Marcello Maloberti, Eva Marisaldi, Maurizio Mercuri, Chiyoko Miura, Margherita Moscardini, Sabrina Muzi, Stéphanie Nava, Giancarlo Norese, Giovanni Ozzola, Paolo Parisi, Stefano Pasquini, Alberta Pellacani, Roberta Piccioni, Anja Puntari, Marco Raparelli, Mili Romano, Sara Rossi, Marco Samorè, Fabio Sandri, Luca Scarabelli, Marinella Senatore, Andrew Smaldone, Giandomenico Sozzi, Alessandra Spranzi, Carlo Steiner, Alessandra Tesi, Diego Tonus, Massimo Uberti, Maurizio Vetrugno, Enrico Vezzi, Luca Vitone, Alberto Zanazzo

download pdf:
www.neoncampobase.com/asta_neon_300110.pdf

January 20, 2010

Formless Form of Art

Formless Form of Art, absent crucifix, spray glue, dust and nail, Condotto C, Roma, January 16, 2010.

January 17, 2010

Six degrees of freedom

The prints, some objects and the art pieces posted on the wall at the Ermanno's atelier were rotated of 6°.
Alcuni lavori e oggetti contenuti nello studio di Ermanno Cristini a Varese sono stati orientati secondo un'inclinazione costante.
Foto di Samuela Iaconis.

L'ospite e l'intruso, Varese, Dec. 12, 2009